Hara

Studio Hara

    "Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa.                                                                                Se siamo vuoti, possiamo contenere l'universo".

Home
Hara
Studio Hara
Shiatsu
Shiatsu
Digito pressione
Reiki
reiki
Energia Universale
Anma

Massaggio
Cervicale-Dorsale
Lombare-Sacrale 
Ampuku-Hara

Massaggio addome
Moxibustione

Terapia del calore
Zen

Filosofia e Pratica
Massaggio

...Hara, il centro vitale dell'uomo...


ZEN, FILOSOFIA E ARTE

Per noi occidentali così distanti dalla cultura orientale, ed in particolare da quella giapponese, non è facile accettare e comprendere cosa significa praticare Zen e perché lo Zen è compagno ideale delle Arti Marziali.                                           Ed è mio desiderio sollevare un velo a favore della comprensione di questa disciplina.  

È in Cina che si concretizza la prima corrente di pensiero che darà vita alla forma di Buddismo Ch'an, grazie agli insegnamento del monaco indiano, disegno al fianco Bodhidharma. Successivamente portato in Giappone si svilupperà in diverse "sette Zen" tra le quali emergeranno nei secoli la scuola Rinzai e la Soto.    La Prima per lo stile austero e le metodologie, verrà preferita dalla casta dei Samurai, la seconda sarà abbracciata dal resto della popolazione.
Nel Ch'an non esistevano immagini sacre, non c'erano dei da adorare, e poca importanza veniva data alle scritture, perchè la regola era la non regola, l'insegnamento era, paradossalmente, che nulla poteva essere insegnato. Secondo il Ch'an prima, e quindi lo Zen poi, la comprensione è possibile solamente ignorando l'intelletto e prestando ascolto agli istinti, all'intuizione.
La sperimentazione della realtà senza l'uso dell'intelletto, ciò non significa non cultura, anzi, ma la completa accettazione della natura dei suoi fenomeni, senza una spiegazione logica per ogni più piccola sfumatura. Lo Zen porta alla calma interiore, una forma di quietismo positivo, che ha alla sua base una grossa forma di umorismo, che si può intravedere nei Koan, gli esercizi di meditazione particolarmente utilizzati dalla setta Rinzai. o nelle risposte dei maestri.
Lo Zen, ha influenzato la cultura Giapponese, utilizzando e facendo proprie le varie forme culturali e di pensiero; dalle Arti Marziali alla Cerimonia del The, dalle Composizioni di Fiori al Teatro No, dalla Poesia alla Pittura ad Inchiostro, dai Giardini all'Architettura.          
Ma per noi occidentali, quali vantaggi la pratica dello Zen può portarci ?
                                                                           Innanzi tutto vorrei precisare che la pratica dello Zen non comporta l'abbandono della propria religione, e, come disse uno dei più grandi Maestri Zen viventi, Taisen Deshimaru, "Lo Zen è al di là delle religioni", ovvero la pratica dello Zen non è in "concorrenza" con le religioni, ma anzi può aiutare a comprendere e vivere meglio la propria dimensione mistica..
Tornando alla nostra domanda, un primo insegnamento basilare dello Zen è racchiuso nella frase "qui ed ora", ovvero concentrarsi su ogni istante della vita quotidiana.
"Qui ed ora" significa essere interamente in quello che si fa, mentre mi lavo, mentre mangio o cammino, mentre combatto. Non pensare più in modo frenetico o troppo profondo al passato od al futuro, ma vivere completamente i nostri atti e le nostre parole e pensieri del momento.                                                                                                                                     Nella cultura attuale, molte cose sono date per scontate, molte le cose fatte o vissute in maniera veloce, superficiale.         Il ritmo frenetico impostoci dalla "cività" dei consumi può essere ridimensionato tramite una buona pratica Zen.                       Lo Zen si può praticare in qualsiasi momento della giornata, curando la giusta postura (posizione) Za-Zen, concentrandosi sulla respirazione, senza però cercare di ottenere o raggiungere qualsiasi cosa.

Lo Zen nelle Arti Marziali

Lo Zen nelle Arti Marziali ha ottenuto un posto di rilievo, in particolare nell'arte della spada e del tiro con l'arco.

 L'abilità tecnica in combattimento nulla vale se non è accompagnata da una tranquillità interiore, da uno spirito vigile che non si ferma da nessuna parte.   Come disse il monaco Zen Takuan (1573-1645) "Il vero spirito è come l'acqua e lo spirito malcerto è come il ghiaccio", ovvero quando lo spirito si ferma su qualcosa, come il ghiaccio ad un ramo, si è vincolati ed inermi, quando è come l'acqua, mille sono le possibilità e le strade. Con la pratica dello Zen si arriva alla dimensione del "tempo esploso" ovvero in una dimensione in cui gli avvenimenti sono qualcosa di distaccato e sembrano ripresi al rallentatore. Nel combattimento affiorano gli istinti più ancestrali, la parte più profonda del nostro essere, e lo Zen con la meditazione, permette al subconscio di risalire in superficie. In questo modo si prendere contatto con se stessi ed entrare in sintonia prima con il proprio spirtito e poi con l'universo e di conseguenza con l'avversario. Forse con questo Haiku che segue 

Vi potrà aiutare a comprendere questo concetto:

L'acqua dello stagno di Hirosawa
Non pensa a riflettere la luna, nè, per parte sua, la luna cerca di essere riflessa sull'acqua.

 Ovvero, non c'è che una luna in cielo, ma la superficie di ogni fiume riflette una luna. Se non c'è acqua, la luna non si rifletterà, ma non è l'acqua a creare la luce della luna. La luce della luna non cambia se viene riflessa da molti fiumi, nè cambia la dimensione della luna. Il nostro spirito non deve preoccuparsi delle cose su cui si posa, così come le cose non devono accorgersi della presenza del nostro spirito.

 
Lo Zen ed i Giardini

La disposizione e la creazione di un giardino come simbolo della ricerca interiore. Il voler rendere omaggio alla natura, con un rispetto reverenziale, a quella natura che costituisce una delle pietre miliari della filosofia Zen.                                         Il giardino visto come un quadro in cui la prospettiva e l'astrazione guidano la mano dell'artista. La cura nella scelta degli oggetti, dei sassi, delle piante, la struttura dei laghetti, nulla è lasciato al caso, ma tutto calibrato per guidare l'occhio dell'osservatore dove l'artista desidera, sino al limite in cui il muro di recinzione non serve per tenere lontano gli sguardi indiscreti, ma per impedire a coloro che osservano il giardino dall'interno, dai punti prestabiliti dall'artista, di spingere lo sguardo all'esterno e quindi introdurre fattori estranei nella visione. Un giardino su cui non oziare, ma da guardare. 

                

Si arriva verso la fine del 1400 all'astrazione totale con i giardini di pietra, intesi a favorire la meditazione.                     Dove prima si ricercava una bellezza scenografica, in questi piccoli giardini invece, si cercavano strumenti tramite i quali la mentecontemplativa poteva dilatarsi a cogliere l'essenza dello Zen.

   

Il giardino si avvicina alla pittura ad inchiostro.

Lo Zen ed il disegno ad Inchiostro 

 Il colpo di pennello, che sembra così spontaneo, semplice, immediato è frutto di anni di studio, come il fendente dello spadaccino, l'assoluta precisione del colpo di pennello può essere eseguito solamente da una persona la cui mente ed il cui corpo sono tutt'uno. L'artista esprime l'illuminazione di un istante e quindi non ha il tempo per elaborare ogni singola pennellata, la tecnica deve fluire dalle profondità interiori, catturando le immagini dell'infinità, al di là del pensiero. La carta di riso usata dai pittori Zen, assorbe immediatamente l'inchiostro e quindi non è possibile alcuna correzione, come uno spadaccino che esegue un affondo, che colga il bersaglio o no, non potrà mai correggerlo.

 

Lo Zen ed il Teatro No 

Il teatro No è sicuramente la forma di arte Zen più difficilmente comprensibile per un'occidentale. E' un teatro dei particolari, delle mille arti, danza, musica, mimica, ed ancora architettura e scultura. Le sole maschere in legno ad esempio, spesso antiche di centinaia di anní, possono mutare espressione a seconda del gioco di luci creato dai movimenti della testa dell'attore. Non si può descrivere il teatro No, per un occidentale è incomprensibile, così imperniato della più raffinata estetica Zen, che spesso lo è anche per un giapponese.
 

teatro no                    

Lo Zen e l'architettura

La casa tradizionale Giapponese è fredda d'inverno e calda d'estate, l'assenza di mobilio costringe gli occupanti a passare gran parte della giornata in ginocchio. Per dormire un ripiano di legno ricoperto da un'imbottita di cotone. La squisita casa tradizionale Giapponese è come un' ombrello aperto sul paesaggio, che si integra con l'ambiente, non lo domina.                   L'uso di materiali naturali, spesso lasciati al grezzo, sono un'accurata ricerca di integrazione con l'ambiente.                           


La casa Giapponese è, grazie alla cultura Zen, un raro esempio di fusione tra necessità fisiche e spirituali. Non a caso la struttura di base ricorda un santuario Shinto, spartano ed elegante. L'aspetto fragile della casa ben si adatta ad una terra scossa da frequenti terremoti, infatti la leggera struttura, non ancorata a terra da tradizionali fondamenta, tende a "fluttuare" in sintonia con il terreno. Senza addentrarci nei particolari architettonici, vorrei citare un passo di Ralph Adams Cram che visitò il Giappone all'inizio del nostro secolo", in relazione alla sobrietà e spartanità della casa nipponica:               "La singola stanza costituisce un ambiente che richiede la presenza e la partecipazione dell'uomo per colmare il vuoto.           In assenza di distrazioni decorative non resta che concentrarsi sulla propria mente e su quella dei presenti.                     Ogni parola, ogni gesto appaiono più significativi." 

 Lo Zen e la Cerimonia del Tè

La cerimonia del Tè riunisce in sè tutti gli aspetti dello Zen, arte, quietismo, estetismo. La si potrebbe definire l'essenza della cultura Zen, con momenti profondi che vanno oltre l'esteriorità della cerimoni a stessa. Sicuramente una delle bevande aromatiche più antiche tra quelle note, utilizzata nei monasteri per combattere la sonnolenza nelle lunghe sedute di meditazione, apprezzata dai nobili e dai guerrieri, l'assunzione del tè finì con essere ritualizzata nella cultura Zen.

Cha-No-Yu, ovvero la Cerimonia del Tè, lentamente prese forma, divenne un momento solenne, intimo e sereno. Lunga da descrivere, già il considerare la particolare porta di una sala per il tè, che obbligando il passaggio in ginocchio, induce ad abbandonare all'esterno le superbie, può aiutare a capire i profondi concetti dietro questa cerimonia. L'incenso, lo scarno arredamento, il cerimoniale creano le premesse per una disponibilità interiore che permette a tutti i sensi di partecipare alla cerimonia del Tè e di entrare in armonia con gli altri.

Lo Zen e la Poesia 

Anche la poesia ricalca i canoni di semplicità e istintività tipici dello Zen, ma però anche la sua ermeticità, per chi non si è addentrato in profondità nello studio di questa disciplina. Forse nata dalle risposte dei maestri ai discepoli, forse dai Koan, la poesia divenne un'espressione di momenti particolari, dalla "illuminazione" alla "morte". Attorno al 1400, nasce la forma poetica chiamata Haiku, generalmente definita la poesia Zen per eccellenza. Costituita da 17 sillabe o meno, con un motivo dominate come l'isolamento, la povertà, mistero, l'Haiku ha il diritto di avere un suo posto nella letteratura mondiale, se è vera l'affermazione che l'arte del poetare consiste nel saper dire cose importanti col minor numero di parole possibili.

"Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa.
Se siamo vuoti, possiamo contenere l'universo".

                                                                                                Haiku:

Sopra il picco una distesa di nuvole,
Il fiume è freddo alla sua sorgente.
Se vuoi vedere,
Scala la cima del monte.

(HAKUYO)

Senza impronta, non più bisogno di nascondersi.
Ora il vecchio specchio
Riflette ogni cosa; luce d'autunno
Inumidita da pallida nebbia.

(SUIAN)

Koan: Pensieri per Meditare
"Come fai a vedere tutto così chiaramente?"
chiese un allievo al suo Maestro
"Chiudo gli Occhi" rispose questi.

Tre monaci osservano una bandiera che si agita nella brezza.
Osserva uno: "La bandiera si muove", ma il secondo ribatte:
"E' il vento che si muove". Allora dice terzo:
"Sbagliate entrambi. E' la vostra mente che si muove".

La perdita diventa guadagno. Il guadagno diventa perdita.
La felicità diventa infelicità. L'infelicità diventa felicità.
Se ottenete una cosa, perdete un'altra cosa.
Se perdete quella cosa , ne ottenete un'altra.

Il grande sentiero non ha porte,
Migliaia di strade vi sboccano.
Quando si attraversa quella porta senza porta,
Si cammina liberamente tra cielo e terra.

ZEN, FILSOFIA E ARTE:
ZAZEN:
COSTRUIRE UNO ZAFU:
MASSAGGIO ZEN:

Per contattarmi: Lo Studio Hara si trova ad Abbiategrasso zona sud-ovest di Milano  tel. 348-77.56.775 Massimo

ContattamiLink utiliFAQ domande frequenti

Le attività dello Studio Hara si rivolgono esclusivamente ai suoi riceventi e  non sono paragonabili  ad attività praticate in altri studi.
Lo Studio Hara non  si assume alcuna responsabilità per le attività svolte  da altri operatori.

 Le terapie eseguite nello Studio Hara si rivolgono a persone fisicamente ed emotivamente sane, mature, autonome ed indipendenti che ricercano il senso profondo della propria vita e anelano ad una profonda interazione con gli altri esseri umani e con la natura in tutte le sue manifestazioni. Il termine "Guarigione", ove utilizzato, va inteso come sinonimo di Felicità, Compimento, Amore,Illuminazione.